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Poiché però in quel periodo si erano verificati episodi di terrorismo, culminati nell’attentato all’aereo della Pan American all’aeroporto di Fiumicino il 17 dicembre 1973, con un bilancio di 32 vittime e 17 feriti, fu richiamato con urgenza a Roma, nel giorno di Natale, e nominato Direttore della Sicurezza degli Aeroporti di Fiumicino e Ciampino, avendo alle sue dipendenze un forte presidio di Polizia e Carabinieri.

 Slim Whitman «Indian Love Call»


«Il Tempo»

Chiamato a dirigere la Questura di Roma, nell’aprile 1975, Ugo Macera si distinse, con la sua riconosciuta capacità professionale, nella ristrutturazione del sistema operativo e di intervento, ottenendo la massima funzionalità dei servizi, insieme alla dedizione e all’entusiasmo dei suoi collaboratori di ogni grado e ruolo. In particolare, curò l’aggiornamento degli archivi criminali, con l’adozione dei più avanzati strumenti elettronici, innovazioni che dovevano portare al livello di eccellenza l’operato della Polizia Scientifica.

Da menzionare le sue tante operazioni volte all’annientamento delle organizzazioni terroristiche nei difficili anni di piombo, specie dei Nuclei Armati Proletari e di Autonomia Operaia, oltre che di gang della criminalità comune, legate alla politica e all’affarismo internazionale.

Quale Vice-capo della Polizia e Direttore dei Servizi di Polizia Criminale, dal 1976, Ugo Macera ricoprì importanti incarichi all’estero, guidando Delegazioni in Germania, Francia, Svezia, Panama e Kenia, ovunque portando il tratto della sua efficienza operativa, il garbo signorile e umano, facendo onore al suo Paese e alla sua carica.

Nel 1977 si adoperò, come iniziativa personale, trattandosi di un sequestro avvenuto nell’àmbito della propria famiglia, per la liberazione dal sequestro di Patrizia Spallone a Torvajanica.


«Paese Sera»

Divenuto prima Questore a Roma e in seguito Prefetto di 1a Categoria, è con questa carica di prestigio che ha lasciato il suo lavoro di servitore dello Stato e del popolo italiano, ricevendone in cambio, oltre alla gratitudine, al rispetto e a vari attestati di merito, il titolo di Cavaliere di Gran Croce, tra le la più ambite onorificenze che un funzionario e un imprenditore possano mai ottenere per i loro raggiungimenti.

La sua immagine pubblica si è spesso affiancata a quella di ministri, di capi di Stato, come il Presidente emerito Francesco Cossiga,

e a quella di pontefici come Paolo VI

e Giovanni Paolo II, da lui incontrati in occasioni cerimoniali.

Foto e ritagli di stampa riempiono il suo inarrivabile cursus honorum, insieme al ricordo di persone di ogni ceto e condizione che hanno incrociato il suo destino di militare e di uomo integerrimo al servizio dello Stato, della giustizia e dei cittadini italiani. Un cavaliere vero, di là da titoli e diplomi, sempre pronto ad agire, ad affondare le mani ed il cuore nei drammi della società per ottenere il recupero dei supremi valori materiali e morali.
 
Così ne tratteggia il profilo psicologico e umano la sorella Liliana.
«Ugo Macera: un personaggio divenuto un mito. Oggi la sua età venerabile lo pone al di fuori della mischia in cui si è trovato, spesso in prima linea, in tanti eventi della vita italiana. Amabilmente burbero, dolcemente severo, la sua storia è fatta di coincidenze, fatalità e duro lavoro. Refrattario alla retorica e al conformismo, si è sempre impegnato con piena coscienza. Con il gusto della competizione e del conflitto, quando c’era da svolgere un’indagine vi si gettava con tutto se stesso, pronto anche al sacrificio.
Gli occhi penetranti e perspicaci, alto, con la durezza dei timidi, concede poche parole all’interlocutore. Insegue i suoi pensieri e spiega le sue idee con accanito compiacimento. Ha sempre avuto, sin dalla più giovane età, uno spirito fortemente indipendente, anche nei confronti della propria famiglia di origine.
Un’intervista con lui serve più che altro ad esaurire un interesse curioso, mai ad ottenere risposte esaurienti e informazioni su di lui. Pur se per anni è stato Questore a Roma, e quindi l’uomo più noto della Polizia, è sempre rimasto per tutti un personaggio misterioso. Perfino ottenere un colloquio con lui è sempre stato difficilissimo. I giornalisti hanno cercato nel tempo, a varie riprese, di raccogliere notizie sul suo carattere, sul suo passato, sulla sua vita privata. Quello che sono riusciti ad apprendere di lui, appartiene però soltanto all’ufficialità, alla sua carriera di militare e di ideologo. La sua fama è esplosa per le sue gesta riportate dai giornali e dalla TV.
Con i suoi abiti severi, grigi o blu, le camicie bianche e l’immancabile cravatta, è stato sempre rispettato e ammirato per la saggezza che ha saputo dimostrare in ogni occasione, oltre che per una innata onestà e rigore morale. In lui molti hanno potuto riconoscere un capace protettore, colmo di umanità. Le persone arrestate hanno trovato raramente atteggiamenti bruschi, quanto piuttosto indulgenza e comprensione, per una naturale disponibilità a intuire colpe e debolezze derivanti dalle difficoltà della vita.
Parlare di sé gli costa fatica, è schivo. La sua umanità, il suo fermento vitale, la sua forza segreta, la sua perspicacia gli sono sempre stati di potente stimolo per avviare un processo intimo, spirituale, per giungere a svelare le più oscure vicende umane.
Una intelligenza vivida lo ha fatto eccellere in tutte le sue indagini, in cui attingeva alla propria cultura, a una vasta esperienza e anche alla necessaria intuizione. Si trattava spesso di casi difficili e complessi, per i quali occorrevano ricerche molto precise e minuziose oltre che acuti ragionamenti, pazienti appostamenti e anche pericolosi inseguimenti. Era riuscito a mettere insieme un gruppo di uomini veramente eccezionale, fra agenti e autisti delle volanti, tutti volenterosi e capaci di seguirlo con il cuore, sprezzanti del pericolo perché credevano in lui.
C’è un duplice aspetto della sua personalità: è abruzzese, e da quel fiero popolo ha tratto la volontà per arrivare a ogni meta che si prefigge, ma è vissuto a Roma, acquisendo dalla capitale quella capacità di prendere le cose con leggerezza. Due energie diverse che si fondono in una, facendogli vivere gli avvenimenti, di lavoro o personali, oltre che con ferma decisione anche con ottimistica bonomia».

 

Nel suo libro Un prefetto testimonia, parlando delle istituzioni in pericolo a causa del terrorismo politico dei primi anni ’70, Aldo Buoncristiano racconta che «la lotta al terrorismo avrebbe potuto chiudersi – probabilmente – in quella fase, se non fossero stati commessi errori gravi di direzione politica …e di tecnica operativa, togliendo Emilio Santillo dall’antiterrorismo e non utilizzando gli uomini di alto livello che pure la polizia aveva (valga ricordare Marzano – funzionario dal pugno di ferro, già Questore di Napoli e di Roma: ovunque era stato la criminalità era stata debellata – e Macera, anche egli già Questore di Roma e uno dei più noti investigatori del mondo: chiamato dal Governo australiano, aveva eliminato le cosche mafiose di origine italiana in pochi mesi). La capitale non trovò più in quegli anni un Questore (un Polito, un Marzano, un Macera…) che la preservasse dagli attacchi eversivi. E il Paese – cioè tutti noi – ha pagato questi errori».

Sempre nello stesso libro, viene riferito quanto accadde nell’ottobre del 1976, quando uscì una circolare a firma del ministro dell’Interno che prevedeva, anticipando le decisioni del parlamento, che al personale dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza fosse riconosciuto il diritto di appartenere ad associazioni professionali con fini sindacali. «In alcuni settori vi furono sbandamenti di non poco conto: l’organizzazione attraversò momenti difficili. Si temette per la tenuta della polizia. …Il Questore di Roma – Ugo Macera – venne trasferito alla Criminalpol. Macera aveva – con la collaborazione del dott. Improta, capo dell’Ufficio politico liberatore del generale Dozier, poi Questore di Roma negli anni 90 – annientato i Nap insediatisi a Roma. In un sol colpo aveva arrestato tutti i dirigenti riuniti in una villa alla periferia di Roma. Benché armatissimi, si arresero senza alcuna perdita della polizia. Fu una operazione da manuale. Fu un vero peccato che, per gli avvenimenti che seguirono il 1976, il governo non poté utilizzare, per quanto accadde nella capitale, la grande esperienza di Macera.

 

Il 9 maggio 1977 il Dottor Macera fu ospite di Maurizio Costanzo per una puntata di “Bontà loro”, trasmissione serale che accoglieva ospiti intervistandoli in diretta per la Rete Uno della RAI.

Quella sera insieme al Dottor Macera erano ospiti del programma anche il regista Franco Zeffirelli e la scrittrice Armanda Guiducci. Nel suo libro Bontà loro, interviste con i contemporanei [Rizzoli Editore, maggio 1978], Maurizio Costanzo, che ripercorre i temi trattati durante la trasmissione, cosí scrive:

 

«Ugo Macera parlò dei sequestri di persona, offrendo anche alcuni consigli per prevenire il possibile sequestro. Disse, se ben ricordo, che se una macchina si parava davanti all'improvviso per sbarrare la strada alla propria vettura, bisognava andare avanti imperterriti verso qualunque rischio, anche dell’incidente. Preziosa come raccomandazione ma è un po’ difficile valutare se la macchina che si para dinanzi all’improvviso appartiene a guidatori inesperti o a sequestratori incalliti. Forse è vero, così facendo si evita il sequestro, ma si può anche cambiare una macchina al giorno. Ricordo l’espressione di Macera, un po’ stupita, mentre Zeffirelli e la Guiducci si incanaglivano a discutere sul grande tema di questi anni: l’aborto. Macera, vecchio poliziotto, non riusciva a capire evidentemente perché ci si abbandonasse a discussioni teoriche avendo tutti i giorni a che fare con una pratica già così complicata…».

 

 

Ugo Macera intervistato da Raffella Carrà nel programma RAI «Pronto, Raffaella?»


“…Il momento di maggior soddisazione professionale…”


“…Il caso Fenaroli. Lei ha delle angosce?…”
 

 

Si è spento a Roma il giorno 5 agosto 2010 il Dottor Ugo Macera, che ha incarnato la figura esemplare dell’integerrimo servitore dello Stato e della Legge. Allo zelo e al coraggio dell’uomo di azione si affiancava in lui una rara dote di profonda umanità.

Ugo Macera

Alle esequie funebri di Ugo Macera, che fu Prefetto di Roma, oltre ai famigliari e agli amici hanno partecipato le rappresentanze della Polizia di Stato in alta uniforme e del Comune di Lecce dei Marsi, sua città d’origine, con i relativi gonfaloni.

Al termine della cerimonia funebre, che si è svolta nella Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura a Roma, un picchetto d'onore della Polizia di Stato ha salutato Ugo Macera, prima che il feretro venisse tumulato nel cimitero monumentale del Verano.

«Muore il questore Ugo Macera» su Terre Marsicane

«È morto il poliziotto simbolo dello Stato» su il Centro

La Giunta Comunale di Lecce nei Marsi (L’Aquila) in data 14 novembre 2010 ha deliberato con unanime votazione di intitolare la Villa Comunale al Prefetto Dr. Ugo Macera, dando apposito atto di indirizzo agli Uffici, affinché provvedano ad apporre una targa commemorativa con la scritta seguente: «Dott. Ugo Macera – Prefetto – nato a Lecce nei Marsi il 5.11.1914, morto a Roma il 5 agosto 2010».

Il giorno 3 febbraio 2011 si è svolta a Lecce nei Marsi, alla presenza di autorità civili e religiose, la cerimonia di intitolazione della Villa comunale al Prefetto Ugo Macera.


L’omaggio delle confraternite


I nipoti del Prefetto Ugo Macera scoprono la targa a lui intitolata


La benedizione


Il discorso del Sindaco


La consegna della pergamena-ricordo alla sorella Liliana

 

 

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